ANICCA VATA SANKHARA
ANICCA VATA SANKHARA

Cos'è il Buddismo per Sayagyi U Ba Khin

Queste sono tre Lezioni date da Sayagyi U Ba Khin nel 1951 al Religion Life Forum, nella Chiesa Metodista sulla strada della Pagoda di Signal a Rangoon, in Birmania.

1° Lezione # 23 settembre, 1951

l'Universo, La preparazione per diventare un Buddha, La grande rinuncia, La ricerca della verità, Il raggiungimento della Buddità

%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%

Considero un grande privilegio essere oggi nel vostro Centro e avere quest’opportunità di introdurvi all’argomento di Cos’è il Buddismo. In principio, devo essere molto franco con voi. Non sono andato all’Università e non ho conoscenze scientifiche, tranne quelle di uomo della strada. Non sono neanche uno studioso di Buddismo teorico con la conoscenza del Pali, il linguaggio con il quale i Tipitaka (letteralmente, i Tre Canestri del Buddha-Dhamma) sono mantenuti. Posso dire, comunque, che ho letto in qualche misura i trattati sul Buddismo di monaci Buddisti eruditi e ben conosciuti. Perciò il mio approccio al Buddismo è di significato più pratico che teorico. Spero di essere in grado di darvi qualcosa sul Buddismo che non è facilmente disponibile altrove. Devo ammettere, comunque, che per il momento io sono solo uno studioso di Buddismo pratico, uno sperimentatore che prova a imparare la verità sulla natura delle forze tramite questa dottrina (il Buddismo NDT). Dato che questo deve essere fatto da un capofamiglia ed entro il tempo limitato disponibile fra i molteplici compiti di un funzionario di Governo responsabile, il progresso è piuttosto lento e non ho nemmeno la pretesa che quello che sto dicendo sia assolutamente corretto. Può essere giusto oppure sbagliato. Comunque quando dico una cosa, vi assicuro che la dico con la sincerità di uno scopo, con il meglio delle intenzioni e della convinzione.

 

Il Signore Buddha disse nel Sutta ai Kalama:

 

“Non credete in quello che avete sentito: non credete nelle tradizioni perché sono state tramandate per molte generazioni; non credete in qualcosa perché è detta e parlata da molti; non credete semplicemente perché è presentata una dichiarazione scritta di qualche vecchio saggio; non credete nelle congetture; non credete in una verità alla quale siete attaccati per abitudine; non credete soltanto all’autorità dei vostri insegnanti e anziani. Dopo analisi e osservazione, quando è in accordo con la ragione ed è tendente al bene e al guadagno di tutti e di ciascuno, allora (questa dottrina NDT) accettatela e praticatela.”

Non pregate perciò, credetemi fino a quando non arrivo alle questioni filosofiche, a meno che non siate convinti che quello che dico sia frutto di un ragionamento appropriato o il risultato di un approccio pratico. Intendo:
·      Astenersi dal male
·      Fare il bene
·      Purificare la mente
Questi sono gli insegnamenti di tutti i Buddha.
Dhammapada, verso 14
Questo estratto preso dal Dhammapada rende in breve l’essenza del Buddismo. Suona semplice, ma è così difficile da praticare. Uno non può essere un vero Buddista salvo che non metta la dottrina del Buddha in pratica. Il Buddha disse: 
 “Tu, le verità di cui ho percepito e sono state rese note da me, rendile veramente tue, praticale, medita su di loro, diffondile fuori: allo scopo che la pura religione possa durare a lungo e sia perpetuata per il bene, il guadagno e il benessere degli dei e degli uomini.”
Prima ho ripreso gli insegnamenti del Buddha, che formano le fondamenta di base del Buddismo, vi propongo di acquisire familiarità, prima di tutto, con la storia della vita del Buddha Gautama. Per questo scopo, sento che il mio compito è darvi un retroterra di certi concetti Buddisti che possono essere estranei a molti di voi. Propongo, perciò, di darvi una breve e descrittiva spiegazione di tali concetti nel Buddismo, come l’Universo, il sistema del Mondo, i piani dell’esistenza, etc. Questo vi darà, senza dubbio, del cibo per pensare. Vorrei, comunque, appellarmi a voi di stare in paziente ascolto e passare sopra queste materie per il momento, fino a che arriviamo alle domande per la discussione.
L’Universo ++++++
Il concetto Buddista di Universo può essere riassunto come segue: C’è Osaka Loka (l’Universo dello Spazio) che accomoda Nama e Rupa (Mente e Materia). In questo mondo mondano, sono Nama e Rupa (Mente e Materia) che predominano sotto l’influenza della legge di Causa ed Effetto. Il seguente è Sankhara Loka (l’Universo delle Forze Mentali), creativo o creato. Questo è un piano mentale che nasce dall’energia creativa della Mente attraverso il mezzo delle azioni corporee, parole e pensieri. Il terzo e ultimo è Satta Loka (l’Universo degli Esseri Senzienti) visibile o invisibile, esseri che sono il prodotto di queste forze mentali; possiamo piuttosto chiamare questi tre l’universo del “Tre in Uno”, perché ognuno è inseparabile dagli altri. Essi sono, per così dire, intrecciati e compenetrati. 
Quelli che c’interesseranno di più sono i Cakkavalas o Mondo–sistemi, ognuno con i suoi “Tre in Uno” piani di esistenza. Ogni Mondo–sistema corrisponde al Mondo Umano con il suo sistema solare e gli altri piani di esistenza. Esistono milioni e milioni di tali Mondo–sistemi; essi sono semplicemente innumerabili. I diecimila Mondo–sistemi più vicini a noi sono dentro il Jati–khetta (o Campo di Origine) di un Buddha. Infatti, quando il famoso Sutta (o discorso), il Maha-Samaya (che significa la Grande Occasione) fu predicato dal Buddha nel Mahavana (la foresta) vicino alla città di Kapilavatthu, non soltanto i Brama e i Deva del nostro Mondo–sistema, ma tutti i diecimila Mondo–sistemi erano presenti ad ascoltare gli insegnamenti del Buddha.
Il Signore Buddha può anche inviare le sue onde-pensiero caricate con illimitato amore e compassione agli esseri senzienti di un bilione di tali Mondo–sistemi dentro l’Ana-khetta (il Campo d’Influenza). Il resto dei Mondo–sistemi sono nel Visaya-khetta (spazio infinito), oltre l’efficace portata delle Onde-pensiero di un Buddha. Potete immaginare molto bene, da questi concetti del Buddismo, la dimensione dell’Universo nel suo complesso. L’insignificanza materiale del nostro Mondo nell’Osaka Loka (l’Universo dello Spazio) è semplicemente terrificante. Il Mondo Umano, nel suo complesso, deve essere proprio un granello nello spazio.
Adesso vi darò un’idea dei “Tre in Uno” piani di esistenza nel nostro Mondo–sistema, che, ovviamente, è lo stesso di qualunque altro Mondo–sistema. Parlando a grandi linee, essi sono:
1.     Arupa Loka / Il Mondo immateriale dei Brahma
2.     Rupa Loka / I sottili Mondi materiali dei Brahma
3.     Kama Loka / I sensuali Mondi dei Deva, genere umano ed esseri inferiori
Arupa Loka è composto dai quattro Mondi di Brahma dello stato immateriale, cioè senza Rupa o Materia. Il Rupa Loka è composto dai sedici Mondi di Brahma del sottile-stato immateriale. Il Kama Loka è composto da:
a_Sei Deva Loka (o Mondi Celestiali):
1.     Catumaharajika (il Mondo dei Quattro Re Guardiani)
2.     Tavatimsa (il Mondo dei Trenta-tre)
3.     Yama
4.     Tusita
5.     Nimmanarati (quelli che gioiscono delle loro creazioni)
6.     Paranimmita-vasavati (quelli che gioiscono delle creazioni altrui)
b_Il Mondo Umano
c_I quattro Mondi Inferiori (Apaya):
1.     Niraya (Inferno)
2.     Tiracchana (Mondo Animale)
3.     Peta (Mondo dei Fantasmi)
4.     Asura (Mondo dei Demoni)
Questi piani di esistenza sono puri o impuri, freddi o caldi, luminosi o oscuri, leggeri o pesanti, piacevoli o disgraziati … in accordo con le forze mentali generate dalla Mente attraverso la volizione (Cetana) associata con una serie di azioni, parole e pensieri. Per esempio, facciamo il caso di un uomo religioso che pervade l’intero universo degli esseri con illimitato amore e compassione. Egli sta generando tali forze mentali come pure, raffreddate, luminose, leggere e piacevoli, forze che normalmente sono sistemate nei Mondi di Brahma. Facciamo adesso il caso contrario di un uomo che è insoddisfatto o arrabbiato. Come dice il proverbio, “Il viso è lo specchio dell’anima.” 
Le impurità, il fuoco, l’oscurità, la pesantezza e la miseria della sua mente si riflettono immediatamente sulla persona … visibili anche a occhio nudo. Questo è causato, si può dire, dalla generazione delle forze mentali maligne di Dosa (rabbia) che vanno giù nei mondi inferiori dell’esistenza. Questo è anche il caso delle forze mentali che nascono da Lobha (avidità) o Moha (delusione). Nel caso di azioni meritorie come la devozione, la moralità o la carità – che hanno alla base l’attaccamento per un futuro benessere – le forze mentali generate saranno come quelle di solito situate nei piani sensuali dei Deva (esseri celestiali) e del Genere Umano. Questi, signore e signori, sono alcuni dei concetti nel Buddismo pertinenti alla storia della vita del Buddha Gotama.
La preparazione per diventare un Buddha
Il Buddha Gotama è il quarto dei cinque Buddha originato nel Ciclo del Mondo che è conosciuto come un Bhadda Kappa (Ciclo del Mondo di buon auspicio). I suoi predecessori furono i Buddha Kakusanda, Konagamana e Kassapa. Ci sono stati anche gli innumerevoli Buddha che sorsero nei precedenti cicli del mondo e che predicarono proprio lo stesso Damma che dà liberazione dalla sofferenza e dalla morte a tutti gli esseri maturati. I Buddha sono tutti compassionevoli, gloriosi e illuminati. Un eremita di nome Sumedha fu tanto inspirato dal Buddha Dipankara che prese il voto di fare tutti i preparativi necessari per diventare un Buddha nel corso del tempo. Buddha Dipankara gli diede la sua benedizione e profetizzò che lui sarebbe diventato un Buddha di nome Gotama dopo un tempo di quattro periodi incalcolabili più centomila cicli del mondo (Kappas). Da quel momento in poi, esistenza dopo esistenza, il Bodhisatta (Buddha futuro) conservò l’energia mentale del più alto ordine attraverso la pratica delle dieci Paramita (o Paramis, Virtù che conducono alla perfezione):
1.     Dana Parami / Virtù nel dare elemosina (o generosità)
2.     Sila Parami / Moralità
3.     Nekkhamma Parami / Rinuncia
4.     Panna Parami / Saggezza
5.     Viriya Parami / Grande sforzo (o perseveranza)
6.     Khanti Parami / Sopportazione (o pazienza)
7.     Sacca Parami / Semplicità
8.     Aditthana Parami / Determinazione
9.     Metta Parami / Amore che tutto pervade
10. Upekkha Parami / Equanimità
E’, perciò, il compito più arduo diventare un Buddha. La massima forza di volontà è necessaria anche pensarlo. Il periodo preparatorio del Bodhisatta venne a una conclusione con la vita del Re Vessantara che eccelleva in generosità su qualsiasi essere vivente. Lui diede via il suo regno, sua moglie e i suoi bambini e tutti i suoi averi mondani, per il completamento del voto solenne preso prima del Buddha Dipankara. L’esistenza seguente fu nel Tusita (piano celeste) come il glorioso Deva Setaketu, fino a quando ottenne la liberazione da quel piano di esistenza e prese concepimento nel grembo di Maya Devi, la regina del Re Suddhodana di Kapilavatthu, un luogo vicino al moderno Nepal. Quando si avvicinava il tempo del parto, la regina espresse il desiderio di andare nel luogo della sua famiglia per l’evento. Il Re Suddhodana di conseguenza la mandò là con un degno seguito e le guardie. Sulla strada, una sosta fu fatta al boschetto di Lumbini. Lei discese dal suo palanchino per gioire della fresca brezza e la fragranza dei fiori di Sal. Mentre porgeva la mano destra al ramo di un vicino albero di Sal per un fiore, tutto a un tratto e inaspettatamente, lei diede alla luce un figlio che sarebbe diventato il Buddha Completamente Illuminato. Simultaneamente, l’ordine naturale delle cose nel cosmo fu rivoluzionato in molti aspetti e trentadue meravigliosi fenomeni furono vivificati. Tutti i mondi materiali furono scrollati dalle loro fondamenta fin su sopra. C’erano insolite luci nel sistema solare. Tutti gli esseri dei piani materiali potevano vedersi l’uno con l’altro. Guarirono i sordi e i muti. Musica celestiale fu udita in ogni dove, etc.
In quel momento, Kaladevala, il maestro eremita del Re Suddhodana, stava discorrendo con gli esseri celesti del mondo Tavatimsa Deva. Lui era un eremita di fama che aveva insegnato gli otto raggiungimenti (Samapattis) che gli avevano procurato poteri super-normali. Udendo della nascita di un figlio al Re, in mezzo alla gioia di tutti i mondi Rupa e Kama, egli corse al palazzo e chiese che il bambino fosse portato prima a lui per la benedizione. Appena il Re stava per mettere il neonato davanti al suo insegnante per l’occasione, una meraviglia ebbe luogo. Il neonato salì in aria e posò i suoi piccoli piedi sulla testa di Kaladevala che subito comprese che il piccolo non era altro che un Buddha in embrione. Lui sorrise a questa scoperta, ma pianse quasi subito dopo, sarebbe rinato negli Arupa Brahma Loka (Piani Immateriali dei Brahma) e lì non avrebbe avuto alcuna relazione con i piani materiali. Si rammaricò amaramente di perdere il Buddha e i suoi insegnamenti.
Al quinto giorno, il neonato fu chiamato Siddhattha alla presenza di rinomati astrologi-chiromanti che si trovarono d’accordo che il piccolo possedeva tutte le caratteristiche per diventare un Buddha. Comunque sua madre, la regina, morì una settimana dopo l'allontanamento e la zia materna Pajapati-Gotami si prese cura del bambino. Siddhattha trascorse i suoi primi anni fra comodità, lusso e cultura. Fu acclamato per essere un prodigio sia nell’intelletto sia nella forza. Il Re gli risparmiò i dolori per rendere morbido il corso della sua vita. Tre palazzi separati furono edificati per adattarsi alle tre stagioni (caldo, freddo, e pioggia) con tutte le occorrenze che avrebbero fatto sprofondare nella sensualità il Principe. Questo era perché il Re, per affetto paterno, desiderava che suo figlio rimanesse nella vita mondana come un re piuttosto che diventare un Buddha illuminato. Il Re Suddhodana era sempre vigile che suo figlio fosse in un ambiente che non avrebbe concesso possibilità alle idee filosofiche superiori. Allo scopo di assicurarsi che i pensieri del Principe non fossero mai orientati in questa direzione, Lui ordinò che nessun servitore o persona vicina al principe dovesse mai proferire una parola circa alcune cose come la vecchiaia, la malattia e la morte. Dovevano agire come se non ci fossero cose spiacevoli in questo mondo. Servi e assistenti che mostravano il minimo segno d’invecchiare, debolezza o vecchiaia, erano rimpiazzati. D’altra parte, c’erano danze, musica e feste divertenti, per mantenere (il Principe) sotto una completa atmosfera di sensualità.
La Grande Rinuncia
Comunque mentre i giorni e gli anni trascorrevano, la monotonia dell’ambiente sensuale gradatamente perse ascendente nella mente del Principe Siddhatta. Le energie mentali della virtù conservate in tutte le sue innumerevoli vite precedenti per il raggiungimento della Buddità si risvegliarono in automatico. Tutte le volte, quando il mondo della sensualità prendeva il controllo della sua mente, il suo Io interiore percorreva la sua strada e risvegliava la sua mente verso uno stato di purezza e tranquillità con la forza del Samadhi (la concentrazione) come aveva risvegliato la sua forma di bambino nello spazio e in cima alla testa di Kaladevala. Iniziò la guerra dei nervi. Una fuga dalla passione e dalla sensualità fu la prima considerazione. Lui voleva conoscere cosa esisteva fuori dalle mura del palazzo, dalle quali non era mai uscito neanche una volta. Desiderava vedere com’è la Natura, e non come l’uomo l’aveva resa. Di conseguenza, decise di visitare il Parco Reale, fuori dalle mura del palazzo. Sulla via del Parco, a discapito delle precauzioni prese dal Re per avere una strada sgombra da vedute spiacevoli, egli vide un vecchio curvo per l’età proprio nella prima visita. In seguito vide una persona malata in agonia della fatale malattia. Poi s’incontrò con un cadavere umano. Nell’ultimo viaggio incontrò un monaco. 
Tutto questo predispose la sua mente verso serie considerazioni. La sua attitudine mentale era cambiata. La sua mente diventò pulita dalle impurità e sintonizzata con le forze delle proprie virtù conservate nel Sankhara Loka (il piano delle forze mentali). Ormai la sua mente era diventata libera dagli ostacoli, era tranquilla, pura e forte. Accadde tutto nella notte quando nacque un figlio a sua moglie, un nuovo vincolo per trattenerlo. Comunque egli era immune a qualsiasi cosa che tendesse a sconvolgere l’equilibrio della sua mente. La virtù della determinazione percorse la strada per una forte determinazione e lui prese la sua decisione per cercare il modo di sfuggire dalla nascita, vecchiaia, sofferenza e morte. Era mezzanotte quando maturò la decisione. Egli disse al suo servitore Channa di tenere pronto il suo stallone Khanthaka. Dopo uno sguardo d’addio a sua moglie e al neonato, il Principe Siddhattha si staccò da tutti i legami familiari e del mondo e fece la Grande Rinuncia. Egli cavalcò attraverso il paese verso il fiume Anoma, che attraversò, senza ritornare fino che la sua missione non fosse stata realizzata. 
La ricerca della Verità
Dopo la sua Grande Rinuncia, il Principe Siddhattha andò in giro in cerca di possibili insegnanti nelle vesti di un asceta errante con una ciotola da elemosina in mano. Egli si mise sotto la guida spirituale di due celebri insegnanti Bramini, Alara e Uddaka. 
Alara pose l’accento sulla convinzione nell’atman (anima) e insegnò che l’anima raggiunge la perfetta liberazione quando è libera dalle limitazioni materiali. Questo non soddisfò il Principe. Egli poi andò da Uddaka che enfatizzava troppo l’effetto del Kamma (azioni volitive) e della trasmigrazione dell’anima. Entrambi non potevano esimersi dal concetto di “anima” e il principe-asceta sentiva che c’era qualcos’altro da imparare. Egli, perciò, lasciò entrambi a sviluppare la via dell’emancipazione per conto proprio. A quel tempo, naturalmente, egli aveva appreso gli otto raggiungimenti (Samapattis) ed era diventato un adepto nell’esercizio di tutti i poteri soprannaturali includendo l’abilità di leggere gli avvenimenti di molti cicli del mondo e arrivare a un periodo analogo del passato. Questi erano tutti compresi nel campo mondano e non interessavano molto il principe-asceta, la cui ambizione era una fuga dal campo mondano della nascita, sofferenza e morte.
In seguito egli fu raggiunto da cinque asceti, uno dei quali, di nome Kondanna, era l’astrologo-chiromante che predisse sul quinto giorno dopo la nascita (del principe NDT) che egli sarebbe diventato senza dubbio un Buddha. Questi asceti lo servirono durante tutti i sei anni nei quali egli era impegnato in digiuni e meditazione, sottoponendosi a varie forme di rigorosa austerità e disciplina fino a quando si ridusse a quasi uno scheletro. Infatti, un giorno, cadde in svenimento per esaurimento (delle forze). Quando sopravvisse a questa condizione, cambiò il suo metodo, seguì una via di mezzo e scoprì che la via alla sua Illuminazione era più chiara.
Il raggiungimento della Buddità
Era la vigilia della luna piena di Vesakha, proprio 2540 anni fa (contando dal 1951) che il Principe Siddhattha, un asceta errante, sedette a gambe incrociate sotto un albero della Bodhi sulla riva del fiume Neranjara nella foresta di Uruvela (vicino all’attuale Buddhagaya) … con la determinazione più forte … non muovendosi da quella posizione fino a quando non avesse guadagnato la Verità e l’Illuminazione, la Buddità … anche se il tentativo poteva significare la perdita della propria vita.
Il grande evento si avvicinava. Il principe ascetico raccolse tutta la sua forza mentale per garantirsi la focalizzazione della mente su un punto che è così essenziale per la scoperta della Verità. L’equilibrio della mente, che il Principe trovò in quest’occasione, non era così facile come finora. Non c’era soltanto la combinazione delle forze mentali dei Piani Inferiori con quelle dei Piani Superiori tutte intorno a lui, ma anche interferenze abbastanza forti da sconvolgere, spento e acceso, l’equilibrio della sua mente. La resistenza dell’impenetrabile massa di forze contro la radiazione della luce normalmente garantita da lui era insolita, può darsi, perché era il tentativo finale verso la Buddità, e Mara, il controllore supremo delle forze del male, era dietro la scena. Il Principe, comunque, compì la sua strada attraverso, lentamente ma sicuro, sostenuto dalle forze mentali della virtù che dovevano inevitabilmente arrivare a lui nel momento giusto. Egli fece un voto e chiamò tutti i Brama e tutti i Deva che avevano assistito alla realizzazione delle sue dieci grandi Perfezioni a unire le mani insieme con lui nello sforzo per la supremazia. Fatto questo, l’associazione con le forze mentali pure e trascendentali dei Brama e dei Deva ebbe un effetto salutare. La dura massa di forze, che per un periodo sembravano impenetrabili, si staccò e con costante miglioramento nel controllo della mente furono spazzate via per sempre.
Tutti gli impedimenti furono superati, il Principe fu in grado di accrescere il potere della concentrazione e mise la mente in uno stato di completa purezza, tranquillità ed equanimità. Gradualmente, la coscienza della vera visione profonda lo pervase. La soluzione dei problemi vitali che gli stavano di fronte fece la comparsa nella sua coscienza come un’ispirazione. Attraverso la meditazione introspettiva sulle realtà della natura nel proprio sé, compare vividamente a lui che non esiste sostanzialità, come sembra essere, nel corpo umano e che non c’è nient’altro che la somma totale d’innumerevoli milioni di Kalapas – ognuna circa la dimensione di 1/46656ma parte di una particella di polvere sospesa sulla ruota di un carro in estate –. Indagando ulteriormente, egli comprese che queste Kalapas sono anche materia in costante cambiamento o flusso. Così è anche la mente, che è la rappresentazione delle forze mentali (creative) che vanno fuori e le forze mentali (create) che entrano nel sistema di un individuo, continuamente e per tutta l’eternità.
Il Buddha allora dichiarò che l’Occhio della Saggezza (Panna-cakkhu) si presentò quando lui superò tutte le false percezioni di sostanzialità all’interno del proprio sé. Egli vide per mezzo delle lenti di Samadhi (concentrazione) le Kalapas sulle quali dopo applicò la legge di Anicca (impermanenza) e le ridusse a non-entità di comportamento, eliminando ciò che noi, nel Buddismo, chiamiamo Pannatti (il concetto) e arrivando a uno stato di Paramattha, comprendendo la natura delle forze o, in altre parole, l’Ultima Realtà.
Di conseguenza, egli arrivò a una realizzazione del perpetuo cambiamento di mente e materia in lui stesso (Anicca) e come seguito a esso la Verità della Sofferenza (Dukkha). Fu allora che in lui l’ego-centrismo si ruppe nel vuoto e ottenne una fase oltre la Sofferenza (Dukkha Nirodha) senz’altre tracce di Atta, o attaccamento al sé, lasciandoselo dietro. Mente e materia erano per lui solo vacui fenomeni che rollavano all’infinito, nell’intervallo della Legge di Causa ed Effetto e della Legge dell’Origine Dipendente. La Verità era realizzata. Le qualità inerenti di un Buddha embrionale quindi sviluppate e la completa Illuminazione venne a lui nell’alba del Vesakha. In verità, il Principe Siddhattha ottenne Samma-Sambodhi (la Suprema Illuminazione) e diventò il Buddha, il Risvegliato, l’Illuminato, Colui che Tutto Conosce. Egli era risvegliato in un modo rispetto al quale tutti gli altri stavano dormendo e sognavano. Egli era illuminato in un modo rispetto al quale tutti gli altri uomini inciampavano e brancolavano nella tenebra. Egli sapeva con una conoscenza rispetto alla quale tutto ciò che gli altri uomini sapevano era una sorta d’ignoranza.
Signore e Signori, per oggi ho preso troppo del vostro tempo. Vi ringrazio per il vostro paziente ascolto. Devo ringraziare il clero della chiesa per il gentile permesso concessomi per questo discorso.
U Ba Khin
(traduzione dall’Inglese di Mario Amati)
continua ... Lezione No.2, Lezione No.3

PER ISCRIVERSI A UN RITIRO

Compilare e inviare il modulo

nella pagina: Registrazione ai Corsi

PER SCRIVERE UN MESSAGGIO

vipassana@momentum-vitae.it

PER TELEFONARE

+393294961705

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© www.momentum-vitae.it - Viale Carlo Zavagli 95 - 47921 Rimini