ANICCA VATA SANKHARA
ANICCA VATA SANKHARA

Cos'è la Meditazione Vipassana

La meditazione Vipassana è un'antica tecnica di purificazione fisica e mentale, sviluppata 2500 anni fa dal Buddha Gauthama e arrivata fino a noi, quasi integra, attraverso un lunghissimo lignaggio di Maestri e insegnanti (per esempio Sayagyi U Ba Khin e Mr.John Coleman). Questa tecnica è basata sull’insegnamento del Buddha (Dhamma o Dharma) cioè l’esperienza diretta al di là di qualsiasi credo dogmatico o religioso. Consiste nel confronto immediato con i nostri conflitti e atteggiamenti mentali, e riduce progressivamente la quota di sofferenza esistenziale, fisica ed emotiva, per mezzo dello sviluppo dell'insight (la visione profonda).

 

La meditazione consuma l’ignoranza che presiede a questi processi fisici e mentali, scoprendo la vera realtà, e ci lascia liberi di agire nelle relazioni umane, nel pieno coinvolgimento della vita, che in ultima sostanza è mutevole e transitoria. Questa tecnica è indirizzata all’ottenimento di una “mente pura” come il cristallo, e si divide in due fasi: la prima consiste nella pratica della concentrazione, la seconda nell’osservazione diretta dei fenomeni fisici e mentali per mezzo della concentrazione raggiunta.   

Achan Sumedho (meddle)

COM'E' UN RITIRO DI VIPASSANA

 

Durante i primi giorni (conforme alla lunghezza del ritiro) si esercita la pratica di Anapanasati, che consiste nell’osservazione diretta delle sensazioni di contatto prodotte dal processo della respirazione - mentre inspiriamo ed espiriamo in modo consapevole - focalizzando l’attenzione sopra un’area all’entrata delle narici. Nei giorni successivi, raggiunto un grado di concentrazione adeguato – definito concentrazione d’accesso – si penetra il sistema mente/corpo per mezzo del respiro (mindfullness of breathing), sviluppando un’esperienza il più possibile diretta e reale delle sensazioni corporee che accadono nel momento presente, qui e ora - mettendo in pratica la meditazione Vipassana -. 

 

Il tempo necessario per ottenere dei risultati è proporzionale alla durata del ritiro intrapreso, che sarà più rigenerante e rivitalizzante, quanto più numerosi saranno i giorni passati a meditare, ma i risultati dipendono anche dal Giusto Sforzo e dall'attitudine degli studenti verso il lavoro spirituale (le Paramis). Per avere una mente tranquilla nella pratica della meditazione Vipassana una mente dove certe distrazioni sono mantenute al minimo, si richiede che gli studenti osservino delle regole e mantengano alcuni precetti, per esempio i Cinque Precetti, durante il corso. Senza queste regole sarebbe oltremodo difficile praticare la concentrazione mentale.

 

I CINQUE PRECETTI

 

1. Astenersi dall’uccidere o danneggiare qualsiasi essere vivente. E’ direttamente comprensibile che sarebbe impossibile praticare la meditazione dopo avere ucciso qualcuno … però anche il recare volontariamente disturbo ad uno studente durante la sua pratica, per esempio chiacchierare quando non è consentito oppure infrangere le regole in modo generico, può arrecare danno agli altri, compresa l’uccisione degli insetti o altri animali dotati anch’essi di un sistema nervoso.

 

2. Astenersi dal prendere ciò che non è dato. Implica direttamente non rubare qualsiasi cosa ma anche non prendere quello che non è consentito prendere in determinati momenti della giornata … per esempio andare in cucina a prendere del pane quando non è l’orario del pasto. Questo precetto implica anche aspetti più sottili legati all’avidità in generale.

 

3. Astenersi dal mentire e dire parole scorrette. Considerando che durante un ritiro si dovrebbe praticare il Nobile Silenzio, comunque la parola richiede già da sola una notevole dispersione di energia che sarà di qualità negativa nel caso si vorrà mentire, offendere, parlare a sproposito durante un ritiro di meditazione. Per questo è meglio indirizzare questa energia all’inetrno di noi stessi. Suscitare stati di agitazione, sensi di colpa o altri stati negativi – verso noi stessi e verso gli altri – è considerato un uso nocivo della parola, soggetto alla Legge di Causa ed effetto e fuorviante rispetto a quelli che si considerano gli obbiettivi di un ritiro.

 

4. Astenersi da una scorretta condotta sessuale. Il buddismo non è contrario all’attività sessuale, però l’energia proveniente da tali stimolazioni è di una qualità molto forte e sarebbe bene non risvegliarla mentre stiamo cercando di placare le nostre menti, che potrebbero essere fuorviate con relativa perdita della concentrazione e carico negativo di responsabilità, proprio mentre stiamo cercando di osservarci dall’interno.

 

5. Astenersi dall’uso di intossicanti. Per inciso, gli intossicanti sono : alcool, droghe, farmaci come tranquillanti e sonniferi, ma non sono definibili intossicanti, cioè fuorvianti, quei farmaci in grado di sostenere la vita, per esempio i farmaci per i diabetici. Nella meditazione si osserva il corpo e la mente, e qualsiasi intromissione di sostanze fuorvianti in questo lavoro è un intralcio nel vedere la realtà così com’è. 

 

Solo per i vecchi studenti ci sono tre precetti addizionali e opzionali, da mantenere durante un ritiro o nei giorni di Uposatha durante la vita quotidiana: 

 

1.   Astenersi dal consumare cibo solido dopo mezzogiorno, fino all'alba seguente.

2.   Astenersi dal cantare, ballare e dalle attività ludiche in generale, dall'indossare gioielli e       cospargersi di profumi o cosmetici.

3.   Astenersi dal riposare o dormire su letti o giacigli alti o dalle dimensioni eccessive. 

 

MANTENERE I CINQUE PRECETTI

 

Alcune note di cautela si possono aggiungere a quanto scritto sopra. La meditazione Vipassana (se praticata nel modo corretto e tradizionale) è in grado di migliorare – tramite lo sviluppo di Nibbana Dathu – la salute di chiunque, e soprattuto di coloro che soffrono di disturbi fisici o mentali di vario ordine. Nel caso di certe malattie gravi, però, sarebbe meglio affrontare la Vipassana per gradi – che comunque richiede un buon livello di stabilità psichica – e all’inizio partecipare ad incontri brevi di un paio di giorni, prima di affrontare intensivi più lunghi. Beninteso, non abbiamo bisogno di un consulente psicologico durante la pratica di Vipassana perchè disponiamo già di tutto il necessario all'interno di noi stessi. Bisogna eventualmente insistere sulla purezza della tecnica e non ascoltare consigli fuorvianti. Invece, in certi casi è meglio ascoltare il parere di un medico o dell’insegnante di meditazione.

 

Invece i Cinque Precetti si possono mantenere anche al di fuori di un ritiro, nella vita di tutti i giorni, e non saranno certamente nocivi ad un laico che vorrà bere un po’ di vino, prendere una tazzina di caffè a colazione; abitudini queste che non ostacolano la pratica se non portate all’abuso, che può essere evitato osservando appunto questi Precetti. Può dirsi altrettanto per l’attività sessuale che oggi, in una vasta gamma di obbiettivi e possibilità, porta dalla procreazione in coppia fino all'approccio sessuale tra individui dello stesso genere, senza peraltro dover indulgere in abitudini patologiche e attaccamenti, compresi danni fisici e psichici procurati al partner.

 

PRENDERE I TRE RIFUGI

 

All'inizio di ogni ritiro, breve o lungo che sia, l’Insegnante invita gli studenti all’adesione verso i Cinque Precetti, a prendere rifugio nel Buddha nel Dhamma e nel Sangha che da sempre sono identificati come la Triplice Gemma nel Buddismo. Prendere i Tre Rifugi non è come fosse un rituale, un atto religioso o qualcosa di simile; sono il preludio alla pratica e servono da orientamento verso determinate qualità energetiche associate all’insegnamento del Buddha: l’impersonificazione di una mente illuminata e libera dalle forze dell’ignoranza; alle qualità del Dhamma: il modo di funzionare di tutte le cose, la conoscenza dei meccanismi legati ai fenomeni fisici e mentali; alle qualità espresse dal Sangha: la Comunità delle persone che praticano la meditazione e gli insegnamenti del Buddha.

 

Questi Tre Rifugi esprimono anche l’auspicio della realizzazione della nostra bodhi, cioè la qualità dell’illuminazione e quindi la fine della sofferenza - il Nibbana - secondo il Buddismo. Prendere i Tre Rifugi anche nella vita quotidiana, può essere una risorsa preziosa per richiamare in quei momenti le forze luminose del Dhamma, quando le nuvole delle impurità sorgono minacciose nelle nostre vite e nella mente. Inoltre, ma non meno importante, sotto la protezione dei Tre Rifugi non potrà accadere niente di nocivo allo studente, durante lo svolgimento della pratica.  

LE REGOLE DEL RITIRO 

 

Queste regole e consigli a seguire indirizzano un gruppo di persone riunite e orientate verso un unico scopo, cioè la meditazione. Sono il frutto di una lunga esperienza d’insegnamento tramandata fra gli insegnanti e trasmessa ai discepoli, in ogni parte del mondo, a tutte le altitudini, per tutte le razze.

 

1.   MESCOLARE TECNICHE DIVERSE : la tecnica di Vipassana è estremamente semplice ed estremamente profonda, richiede una buona attitudine verso il lavoro spirituale e una buona dose di determinazione; dev'essere messa in pratica così come viene insegnata, senza aggiunte o modifiche di sorta. Quindi, chi si presenta ad un ritiro di Vipassana con esperienza di pratiche diverse, è pregato di mettere tutto da parte e dedicarsi soltanto a quello che gli verrà insegnato, né più, né meno. Altre meditazioni, mantra, massaggi, preghiere, pratiche yoga, posture, canti, etc. non devono essere utilizzati durante il ritiro, perché alterano la percezione dell'insegnamento, che và affrontato con mente e cuore aperti.

 

2.   LE DISTRAZIONI : Il ritiro è organizzato e strutturato per ridurre le distrazioni esterne e interne, il più possibile. La concentrazione mentale (Samadhi) è “la corda per tenere legata la mente alla base del naso” come scriveva U Ba Khin … con un buon Samadhi si può praticare una buona Vipassana. Perciò attività diversive che attraggono la mente la portano fuori dal lavoro meditativo, disperdendo quello che si è accumulato fino a quel momento in termini di raggiungimento del Samadhi. E’ sintomatico che dopo soltanto alcune ore di pratica, o alcuni giorni, ci sembrerà importantissimo evadere: telefonare ad un amico, leggere qualcosa o ascoltare qualcos’altro, correre via a casa perché alcuni o tutti i nostri cari ci mancano terribilmente. Oppure sentiamo di voler evadere, fare un salto giù in paese a prendere una bevanda o comprare le sigarette al bar. La regressione nella pratica, in questi casi, è automatica e sarebbe meglio rimanere con il respiro piuttosto che cercare di evadere. Il consiglio è di sistemare tutti gli affari a casa prima di partire per il ritiro, spegnere il cellulare appena arrivati sul posto, mettere nel cassetto libri e giornali o altri diversivi che risulteranno soltanto d’intralcio durante il nostro percorso spirituale.

 

3.   IL SILENZIO : più a lungo riusciremo a mantenere la nostra mente nel Qui ed Ora, e migliori saranno i risultati che otterremo per liberarci dalla sofferenza. Per tenere la mente nel presente abbiamo un alleato importantissimo Il Nobile Silenzio che vuol dire astenersi dal comunicare con gli altri per mezzo delle parole, cenni, ammiccamenti, permettendo così agli altri di non distrarsi e a noi di continuare nel nostro lavoro introspettivo. Eventuali necessità pratiche potranno essere risolte parlando con il personale del corso, non con l’attitudine del fare due chiacchiere ma con l’intenzione di risolvere le necessità. Altre domande chiarificatrici riguardo alla pratica, possono essere rivolte direttamente all’insegnante, nei momenti consentiti.

 

4.   ORARIO E CIBO : l’orario di un ritiro di meditazione include una sveglia molto presto, circa alle 4:30 AM e la giornata comprende un ritmo con ore di pratica alternate a ore di pausa, fino alle 20:30 circa. Giunta quest’ora si và a dormire, per riprendere il giorno dopo. Il cibo servito durante i ritiri è essenzialmente vegetariano, con qualche ‘infrazione’ certe volte sulle proteine (uova, formaggio, per es.), i pasti sono serviti nell’orario della colazione del mattino, a pranzo, e il pomeriggio invece abbiamo un tè con la frutta e/o qualcosa di dolce; la cena non è prevista. Gli orari spartani e la tipologia del cibo sono orientati a non appensantire le ore di pratica con lunghe pause o digestioni e trarre il maggior profitto possibile dalle giornate meditative … ora dopo ora arriveremo ad apprezzare questa strana routine che permette, se bene sfruttata, di immagazzinare quantità di energia superiori alle nostre aspettative sul nutrimento; dicasi lo stesso anche per le ore di sonno, che possono ridursi semplicemente perché non ne abbiamo veramente bisogno. Comunque, chi fosse tenuto ad un’alimentazione specifica per motivi medici (donne in gravidanza, cibi senza glutine, per es.) può avvisare preventivamente l’organizzazione che si preoccuperà d’informare la cucina.

 

5.   QUELLO CHE PORTIAMO CON NOI : abbigliamento semplice - tenendo presenti le indicazioni di cui sopra – può includere abiti comodi ed eventualmente caldi, un tappetino da mettere a terra, un cuscino per la meditazione, una copertina o scialle nelle prime ore del mattino, conforme alle stagioni. Calzature di tipo leggero e non rumoroso nel passo sono consigliate. Qualche dimenticanza può essere forse compensata rivolgendosi all’organizzazione del ritiro. 

 

ATTITUDINE GENERALE DI UN RITIRO

 

Si raccomanda, per ottenere i massimi risultati, di rivolgersi all’interno con l’aiuto della tecnica, lasciando andare le distrazioni oppure minimi inconvenienti che quasi sempre derivano dalle nostre aspettative verso un ambiente che può presentarsi a volte estraneo per quello che sono le nostre abitudini a casa, ma adatto alla pratica meditativa. Bisognerà evitare che il nostro atteggiamento disturbi gli altri studenti, ed evitare noi stessi di essere disturbati dagli altri.

 

Buon lavoro nel Dhamma 

Mario Amati

Alla ricerca di una mente tranquilla ...

Il libro è il "diario di viaggio interno" di un americano in Estremo Oriente alla fine degli anni 50' ... erano i tempi dei viaggi in India, dei Beatles e della meditazione trascendentale. John Coleman in quegli anni agente della C.I.A. in Tailandia (come Consulente in Criminologia) alla ricerca del motivo segreto del sorridente ed inesplicabile atteggiamento dei Tailandesi verso la vita, incontra i maestri di meditazione più importanti del nostro secolo: Suzuki, Krishnamurti, Buddhadasa e U Ba Khin. Per acquistare il libro vai al link

 

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IMC, U Ba Khin - 1957

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