ANICCA VATA SANKHARA
ANICCA VATA SANKHARA

Meditazione, salute e malattia

COS'E' LA SALUTE? 

 

Per vedere un pò meglio in che modo ci si può orientare in relazione al senso dei termine Salute, possiamo provare a fare alcune considerazioni di ordine generale.

 

a) La Salute, in vaste aree del mondo e per un grandissimo numero di esseri umani, corrisponde alla possibilità di poter accedere ai livelli minimali della sopravvivenza: avere di che mangiare e poter essere aiutato a superare situazioni di deprivazione e malattia spesso dipendenti solo dalla mancanza di risorse economiche. Per tutti gli esseri umani poi corrisponde alla possibilità di essere assistiti e tratti fuori da situazioni (incidenti e malattie mortali) che pongano direttamente a rischio

 

la sopravvivenza. In situazioni di questo tipo quindi, le richieste di aiuto per nessuno di il mantenimento della salute possono trovare un interlocutore presso le organizzazioni di assistenza nazionali ed internazionali, gli ospedali, i medici, e comunque tutti coloro che si occupano delle emergenze.

 

b) A di sopra di questa piattaforma minima, che definirò quindi "salute uguale a possibilità di sopravvivenza", il concetto di Salute diventa altamente soggettivo, e quindi elusivo. Ogni persona di tatto definisce la propria idea di Salute a seconda delle proprie esperienze, della propria cultura e della propria spinta evolutiva. Per molte persone, salute corrisponde ad "assenza di malanni", per altri la salute è un obbiettivo psico‑fisico da ricercare con costanza tutta la vita.

 

In certo senso possiamo inoltre dire che nessuno è capace di definire effettivamente cosa intende per salute, al di là del considerarla come l'assenza di malanni grossolani, anche perchè nessuno di noi "conosce" veramente la salute. Dove mai potremmo averla sperimentata, nel Paradiso Terrestre? Non sembra ce ne sia rimasto un ricordo preciso, e tentare di definire qualcosa che non si conosce rischia di diventare irrimediabilmente astratto.

 

c) Una cosa che invece conosciamo bene tutti è la "sofferenza", che non è un'astrazione da definire, ma è un'esperienza concreta, ed è universalmente vissuta come l'opposto della Salute.

 

L'esperienza della sofferenza, fisica o psichica, è ovviamente soggettiva e quindi diversificata in ogni essere vivente ed è colorata di tutte le possibili sfumature. Cionondimeno accomuna tuffi gli esseri all'interno di un grande dato generale: la sofferenza crea "reazione" in chi la sperimenta.

 

La sofferenza percepita è un segnale inequivocabile che raggiunge la coscienza, e che testimonia di un attrito fra la condizione in cui si è, ed una condizione diversa, spesso non identificata, spesso inconscia, in cui si dovrebbe o si vorrebbe essere. In questo senso la sofferenza è quindi la premessa ad un passaggio successivo e cioè ad una reazione diretta a cambiare in qualche modo lo stato insoddisfacente in cui si è.

 

Questa reazione può essere origine di comportamenti "evolutivi" in chi trae dall'esperienza della sofferenza la volontà di indagare sulla sua natura.

 

Può essere invece origine di comportamenti "involutivi" ogni volta che si associa a desiderio di evitamento, deresponsabilizzazione e rimozione.

 

Queste due comportamenti, indagine e responsabilizzazione oppure evitamento e deresponsabilizzazione sono i parametri attraverso i quali di fatto ognuno organizza e persegue il proprio ideale, più o meno consapevole, di salute. Spesso ambedue gli atteggiamenti sono coesistenti in una persona, perchè chiunque preferisce evitare o

"dimenticare" la sofferenza se appena è possibile, ma un atteggiamento o l'altro possono diventare prevalenti, portando ovviamente a risultati diversi

 

La sofferenza, in ogni caso, spinge chi la sperimenta a compiere un cammino, evolutivo o involutivo che sia, consapevole o inconsapevole che sia, e necessariamente, all'interno di questo cammino, è possibile che si definiscano anche i termini del tipo di aiuto che cerchiamo.

 

e) Se la domanda di aiuto concerne aspetti semplici dell'esistenza "ho male qui, me lo faccia passare", la domanda stessa definisce il grado di salute a cui il paziente vuole accedere. Il problema può essere risolto con la giusta tecnica medica e il sofferente considererà l'esperienza solo come una scocciatura finita in fretta.

 

Se il coinvolgimento con la sofferenza è invece più complesso, riguarda condizioni che non possono essere evitate, coinvolge il corpo o la psiche in termini che non possono facilmente essere elusi o soppressi da una tecnica medica, allora è possibile che l'esperienza concreta del "non poter rimuovere, non poter dimenticare" la sofferenza, generi la necessaria attenzione alle sue cause, alle sue radici Altre volte la sensazione della sofferenza sarà forse collegata al senso di insoddisfatorietà che, con un pò di attenzione, ognuno di noi scopre dentro di sè, e che non è estinguibile, genera desiderio d'altro, che a sua volta non soddisfa mai a sufficienza. Dov'è il punto d'inizio, la radice di tutto ciò?

 

Così forse ci potremmo trovare a chiederci se nella condizione umana c'è qualcosa che possa essere chiamato Salute, una situazione stabile che esclude la sofferenza e se c'è un cammino che può condurci a questa condizione.

 

Un uomo, Gauthama Sakiamuni, chiamato il Risvegliato, sembra abbia indicato il percorso verso la Salute e la fine della sofferenza, duemila e cinquecento anni fa.

 

Dr. Fabio Zagato

(Buddismo Laico, Marzo 1998)

tradotto da Mario Amati
Uno studio comparativo fra le condizioni e le circostanze che prevalsero immediatamente intorno al periodo che il Buddha stava realmente insegnando e l'attuale periodo storico (periodo Vimutti) ...
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HOW TO GET WELL

 

The time of sickness is the best time to contemplate the patient’s own physique. Unfortunately, most patients waste their time worrying about their condition, instead of reviewing it with correct understanding.

 

What the patient should do is calming his mind. In so doing, the mind will become quiet and stronger. As a result, reasoning will occur. Soon the patient will understand that illness is natural. Every being is ill, with one kind of disease or another. There is nothing wrong about people being sick. And there is no such thing as a completely healthy person.

 

The next thing the patient will come to understand is the fact that disease, like anything else, is impermanent. It comes into being only temporarily, then passes away. This is because it has an extremely fragile base. The germs, bacteria, which form a disease, any disease, are short-lived and dying rapidly: But they are immediately replaced by other germs, bacteria. The replacement is prompted by kamma or karma, the effect of one’s own deed. The replacement may continue or terminate, depending on the type and severity of one’s karma.

 

The patient, with his calm mind, will also understand that worrying about his illness is useless. If he keeps on worrying, wanting the disease to stop or go away, he unwittingly constitutes an action which will automatically result in equally strong reaction from the disease, the germs, the bacteria. The more worried the patient is, the more powerful the disease.

 

The best way for the patient do deal with his illness is to understand its impermanent nature, recognise it as natural, and leave it alone, leaving treatment and cure to the doctor and the nurses. The patient should only keep knowing the impermanence or Anicca of his illness. In so doing, the patient produces NO action. Without action, there is no reaction from the disease. Treatment becomes easier for the doctor and the nurses. Hence a better, quicker chance of recovery.

 

Being confined to the hospital gives the patient an opportunity to maintain perfect precepts. He has a chance to curb his sins, physically, verbally and mentally. The patient may not realise that he is acquiring a voluminous merit. The longer he remains in the hospital, the more merits he collects. It is advisable that the patient invites other beings, all beings, to share the merits. Extending METTA or loving kindness to others, the patient himself is rewarded with METTA.

 

The illness may give a temporary discomfort, but the patient who understand the true nature of the disease, and know how to leave it alone, always triumph.

 

 

Kuhn Vasit, Bangkok, 2002

Khun Vasit

 

L'autore della lettera è Insegnante di meditazione Vipassana nella Tradizione di Sayagyi U Ba Khin. Questo redazionale uscì anche nel Febbraio 2004 sul numero VIII° di Buddismo Laico. Tradotta dall'Inglese dall'Ing.Maurizio Bergamini durante il decorso della sua malattia.

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