ANICCA VATA SANKHARA
ANICCA VATA SANKHARA

Meditazione, salute e malattia

Nibbanadhatu

di Sayagyi U Ba Khin

 

Buddha Gotama disse: <<Nibbana Dhatu esiste veramente. C'è anche un cammino che conduce ad esso ed io sono qui ad indicare quel cammino. Nonostante ciò, alcune persone si sono impegnate per arrivare a Nibbana, mentre altre non lo hanno fatto. Io non posso dare personalmente Nibbana a nessuno, io posso solo indicarne il cammino. Tale Sentiero deve essere percorso da ogni individuo; i Buddha si limitano ad indicarlo>>.

 

Per acquisire Nibbana Dathu, praticate diligentemente l'Ottuplice Nobile Sentiero e non avrete da preoccuparvi di nient'altro. Proprio come il Maestro con la sua assemblea d’Arahant, non avete da preoccuparvi di nient'altro se non della vostra pratica giornaliera. Dovete decidervi a praticare regolarmente e ad impegnarvi con più energia, così da poter raggiungere le mete più alte che non avete ancora raggiunto e realizzare la Santità che non avete ancora realizzato.

 

Secondo il modo buddista di pensare, ogni azione, sia essa sotto forma d'atti, parole o pensieri, produce o lascia dietro di sé una forza d'azione (sankhara) che va a sommarsi ai crediti od ai debiti dell'individuo a seconda che essa abbia uno scopo buono o cattivo. Questa entità invisibile, che noi chiamiamo Sankhara o forza d'azione, è il prodotto della mente, a cui ogni azione è correlata. Essa non ha limiti d’estensione. L'intero universo è permeato dalle forze d'azione di tutti gli esseri viventi. Noi riteniamo che la teoria causale della vita abbia la sua origine in queste forze: ogni individuo assorbe continuamente le forze delle sue azioni ed allo stesso tempo emette nuove forze d'azione attraverso atti, parole, pensieri, creando, se così si può dire, un ciclo di vita senza fine che ha come suoi simboli il ritmo, la pulsazione e la vibrazione.

 

Consideriamo le forze generate da buone azioni come positive e quelle generate da cattive azioni come negative. Si ottengono allora quelle che possono essere chiamate le reazioni positive e negative che si sviluppano sempre e ovunque nell'universo. Esse sono presenti in tutti gli esseri animati ed inanimati; nel mio corpo, nel vostro corpo e nei corpi di tutti gli esseri viventi. Quando si è in grado di comprendere questi concetti durante un corso di meditazione ben strutturato allora si conosce la natura come realmente è.

 

Ogni azione, sia essa sotto forma d'atti, parole o pensieri, lascia sempre dietro di sé una forza d'azione “sankhara o kamma” che diventa la fonte del rifornimento d'energia necessaria per sostenere la vita, che è inevitabilmente seguita da sofferenza e morte. E' attraverso lo sviluppo dell’energia derivante dalla comprensione d'Anicca, Dukkha, ed Anatta che siamo in grado di liberarci del Sankara che va ad accumularsi sul nostro conto personale.

 

Questo processo inizia con la vera comprensione d'Anicca, mentre di volta in volta e di giorno in giorno, avvengono contemporaneamente l'ulteriore accumulo d'azioni recenti da un lato, e la riduzione della fonte d'energia che sostiene la vita dall'altro. Colui che si è reso libero da tutto il Sankhara (o kamma) raggiunge la cessazione della sofferenza. Cos'è l'uomo? In fin dei conti l'uomo è forza mentale personificata. Cos'è la materia? La materia non è nient'altro che forza mentale materializzata, risultato della reazione delle forze morali od immorali.

 

<<Il mondo è fatto di mente>> disse il Buddha. La mente, quindi, predomina sopra ogni cosa.

 

Con la consapevolezza della verità d'Anicca, Dukkha e Anatta, il meditatore sviluppa dentro di sé ciò che possiamo chiamare l'illuminazione brillante del Nibbana Dathu, un potere che elimina tutte le impurità ed i veleni prodotti dalle cattive azioni, che si trovano all’origine dei suoi mali fisici e mentali.

 

Così come il carburante è consumato dalla combustione, allo stesso modo le forze negative (impurità o veleni) che sono all'interno di ognuno, sono eliminate dal Nibbana Dhatu che si genera con la vera consapevolezza d'Anicca nel corso della meditazione Vipassana. Questo processo d'eliminazione dovrebbe andare avanti fino a quando la mente e il corpo sono completamente ripuliti da tali impurità o veleni.

 

Fra coloro che vennero qui a partecipare ai corsi di meditazione c'erano alcune persone che soffrivano a causa di malattie come l'ipertensione, la tubercolosi, emicranie, trombosi e molte altre. Queste persone si liberarono di tali malattie già durante il primo corso di dieci giorni. Poiché‚ qualsiasi cosa che abbia causato mali fisici o mentali può essere eliminata dal Nibbana Dhatu che si sviluppa nella vera meditazione buddista, noi non facciamo alcuna distinzione fra questa o quella malattia. Un aspetto della meditazione è lavorare per “la rimozione delle cause della sofferenza”. Qui è necessaria una nota di cautela. Quando una persona sviluppa Nibbana Dhatu, l’impatto di questo con le impurità e veleni all’interno del suo sistema creerà una reazione tumultuosa che deve essere sopportata. Questa reazione tende ad incrementare la sensibilità alle radiazioni, frizioni e vibrazioni delle unità atomiche che si trovano all'interno. Tutto ciò potrà aumentare tanto d'intensità da avere la sensazione che il proprio corpo sia solamente elettricità ed una massa di sofferenza.

 

Nel caso di persone che soffrono di malattie come quelle sopra citate lo scontro sarà ancora più forte, ed a volte, quasi esplosivo. Nonostante ciò, sopportandolo, tali persone diventeranno coscienti del fatto che un cambiamento in meglio sta accadendo dentro di loro, che le impurità stanno gradualmente diminuendo, e che esse si stanno lentamente ma sicuramente liberando dalla malattia.

 

Sayagyi U Ba Khin

Duemilacinquecento anni fa

di John Coleman

 

Duemilacinquecento anni fa, il Buddha Gotama insegnò una tecnica che era efficace nello sradicamento della malattia. Questa tecnica è valida oggi così come lo era nei giorni del Buddha. Sfortunatamente, durante gli anni dell’insegnamento, diventò inquinata e/o corrotta da pregiudizi religiosi e altri come quelli scientifici, naturali, culturali, razziali e sociali che la sminuirono a scapito della loro favorevole accoglienza come valida cura per la malattia umana. A causa di questi pregiudizi, oggi gli insegnamenti hanno un’accoglienza pubblica di tipo limitato nel significato di ottenere la salute. Crediamo che gli insegnamenti abbiano bisogno di essere presentati quanto più chiari possibile nel vernacolo e liberi quanto più possibile dai fattori che ne incoraggiano la reazione al pregiudizio.

 

Dopo avere vissuto nell’Est per quindici anni e dopo avere insegnato la meditazione buddista nell’Ovest per quindici anni, adesso io sento che è importante escogitare una presentazione dell’insegnamento più accettabile e più diretta nell’affrontare la condizione dell’uomo moderno.

 

Un esempio di cui sopra sarebbe l’uso di un equipaggiamento scientifico per accrescere il processo di apprendimento. In meditazione l’insegnante si sforza di sviluppare nello studente l’abilità di sostenere l’attenzione e il silenzio della mente, in simultanea. L’insegnante usa tale fase come un allerta passivo, silenziosa consapevolezza, attenzione distaccata. Molto spesso sono richiesti una considerevole quantità di tempo e sforzo prima che uno studente abbia un’idea, attraverso l’esperienza, di che cosa significhi tale astrattismo.

 

Con l’uso del bio feedback, è possibile mantenere ambedue gli emisferi del cervello in modo tale che avvenga la retroazione solo quando entrambi gli emisferi stanno funzionando in fase o sincronizzati a frequenze prescelte. Questo processo produce un’esperienza tramite un addestramento di poche ore che altrimenti potrebbe richiedere giorni, settimane o mesi di training. Una volta che lo stato di allerta passivo è sperimentato, può essere esentato l’uso del macchinario e l’applicazione di quello che si è imparato può essere messo in pratica nel momento giusto durante la giornata, per risolvere vari problemi effettivi, appena si presentano.

 

traduzione di Mario Amati 

© tutti i diritti riservati

COS'E' LA SALUTE? 

 

Per vedere un pò meglio in che modo ci si può orientare in relazione al senso dei termine Salute, possiamo provare a fare alcune considerazioni di ordine generale.

 

a) La Salute, in vaste aree del mondo e per un grandissimo numero di esseri umani, corrisponde alla possibilità di poter accedere ai livelli minimali della sopravvivenza: avere di che mangiare e poter essere aiutato a superare situazioni di deprivazione e malattia spesso dipendenti solo dalla mancanza di risorse economiche. Per tutti gli esseri umani poi corrisponde alla possibilità di essere assistiti e tratti fuori da situazioni (incidenti e malattie mortali) che pongano direttamente a rischio

 

la sopravvivenza. In situazioni di questo tipo quindi, le richieste di aiuto per nessuno di il mantenimento della salute possono trovare un interlocutore presso le organizzazioni di assistenza nazionali ed internazionali, gli ospedali, i medici, e comunque tutti coloro che si occupano delle emergenze.

 

b) A di sopra di questa piattaforma minima, che definirò quindi "salute uguale a possibilità di sopravvivenza", il concetto di Salute diventa altamente soggettivo, e quindi elusivo. Ogni persona di tatto definisce la propria idea di Salute a seconda delle proprie esperienze, della propria cultura e della propria spinta evolutiva. Per molte persone, salute corrisponde ad "assenza di malanni", per altri la salute è un obbiettivo psico‑fisico da ricercare con costanza tutta la vita.

 

In certo senso possiamo inoltre dire che nessuno è capace di definire effettivamente cosa intende per salute, al di là del considerarla come l'assenza di malanni grossolani, anche perchè nessuno di noi "conosce" veramente la salute. Dove mai potremmo averla sperimentata, nel Paradiso Terrestre? Non sembra ce ne sia rimasto un ricordo preciso, e tentare di definire qualcosa che non si conosce rischia di diventare irrimediabilmente astratto.

 

c) Una cosa che invece conosciamo bene tutti è la "sofferenza", che non è un'astrazione da definire, ma è un'esperienza concreta, ed è universalmente vissuta come l'opposto della Salute.

 

L'esperienza della sofferenza, fisica o psichica, è ovviamente soggettiva e quindi diversificata in ogni essere vivente ed è colorata di tutte le possibili sfumature. Cionondimeno accomuna tuffi gli esseri all'interno di un grande dato generale: la sofferenza crea "reazione" in chi la sperimenta.

 

La sofferenza percepita è un segnale inequivocabile che raggiunge la coscienza, e che testimonia di un attrito fra la condizione in cui si è, ed una condizione diversa, spesso non identificata, spesso inconscia, in cui si dovrebbe o si vorrebbe essere. In questo senso la sofferenza è quindi la premessa ad un passaggio successivo e cioè ad una reazione diretta a cambiare in qualche modo lo stato insoddisfacente in cui si è.

 

Questa reazione può essere origine di comportamenti "evolutivi" in chi trae dall'esperienza della sofferenza la volontà di indagare sulla sua natura.

 

Può essere invece origine di comportamenti "involutivi" ogni volta che si associa a desiderio di evitamento, deresponsabilizzazione e rimozione.

 

Queste due comportamenti, indagine e responsabilizzazione oppure evitamento e deresponsabilizzazione sono i parametri attraverso i quali di fatto ognuno organizza e persegue il proprio ideale, più o meno consapevole, di salute. Spesso ambedue gli atteggiamenti sono coesistenti in una persona, perchè chiunque preferisce evitare o

"dimenticare" la sofferenza se appena è possibile, ma un atteggiamento o l'altro possono diventare prevalenti, portando ovviamente a risultati diversi

 

La sofferenza, in ogni caso, spinge chi la sperimenta a compiere un cammino, evolutivo o involutivo che sia, consapevole o inconsapevole che sia, e necessariamente, all'interno di questo cammino, è possibile che si definiscano anche i termini del tipo di aiuto che cerchiamo.

 

e) Se la domanda di aiuto concerne aspetti semplici dell'esistenza "ho male qui, me lo faccia passare", la domanda stessa definisce il grado di salute a cui il paziente vuole accedere. Il problema può essere risolto con la giusta tecnica medica e il sofferente considererà l'esperienza solo come una scocciatura finita in fretta.

 

Se il coinvolgimento con la sofferenza è invece più complesso, riguarda condizioni che non possono essere evitate, coinvolge il corpo o la psiche in termini che non possono facilmente essere elusi o soppressi da una tecnica medica, allora è possibile che l'esperienza concreta del "non poter rimuovere, non poter dimenticare" la sofferenza, generi la necessaria attenzione alle sue cause, alle sue radici Altre volte la sensazione della sofferenza sarà forse collegata al senso di insoddisfatorietà che, con un pò di attenzione, ognuno di noi scopre dentro di sè, e che non è estinguibile, genera desiderio d'altro, che a sua volta non soddisfa mai a sufficienza. Dov'è il punto d'inizio, la radice di tutto ciò?

 

Così forse ci potremmo trovare a chiederci se nella condizione umana c'è qualcosa che possa essere chiamato Salute, una situazione stabile che esclude la sofferenza e se c'è un cammino che può condurci a questa condizione.

 

Un uomo, Gauthama Sakiamuni, chiamato il Risvegliato, sembra abbia indicato il percorso verso la Salute e la fine della sofferenza, duemila e cinquecento anni fa.

 

Dr.Fabio Zagato

(Buddismo Laico, Marzo 1998)

Bojanga / trad. Mario Amati
Uno studio comparativo fra le condizioni e le circostanze che prevalsero immediatamente intorno al periodo che il Buddha stava realmente insegnando e l'attuale periodo storico (periodo Vimutti) ...
Bojanga_it.pdf
Documento Adobe Acrobat [479.9 KB]

HOW TO GET WELL

 

The time of sickness is the best time to contemplate the patient’s own physique. Unfortunately, most patients waste their time worrying about their condition, instead of reviewing it with correct understanding.

 

What the patient should do is calming his mind. In so doing, the mind will become quiet and stronger. As a result, reasoning will occur. Soon the patient will understand that illness is natural. Every being is ill, with one kind of disease or another. There is nothing wrong about people being sick. And there is no such thing as a completely healthy person.

 

The next thing the patient will come to understand is the fact that disease, like anything else, is impermanent. It comes into being only temporarily, then passes away. This is because it has an extremely fragile base. The germs, bacteria, which form a disease, any disease, are short-lived and dying rapidly: But they are immediately replaced by other germs, bacteria. The replacement is prompted by kamma or karma, the effect of one’s own deed. The replacement may continue or terminate, depending on the type and severity of one’s karma.

 

The patient, with his calm mind, will also understand that worrying about his illness is useless. If he keeps on worrying, wanting the disease to stop or go away, he unwittingly constitutes an action which will automatically result in equally strong reaction from the disease, the germs, the bacteria. The more worried the patient is, the more powerful the disease.

 

The best way for the patient do deal with his illness is to understand its impermanent nature, recognise it as natural, and leave it alone, leaving treatment and cure to the doctor and the nurses. The patient should only keep knowing the impermanence or Anicca of his illness. In so doing, the patient produces NO action. Without action, there is no reaction from the disease. Treatment becomes easier for the doctor and the nurses. Hence a better, quicker chance of recovery.

 

Being confined to the hospital gives the patient an opportunity to maintain perfect precepts. He has a chance to curb his sins, physically, verbally and mentally. The patient may not realise that he is acquiring a voluminous merit. The longer he remains in the hospital, the more merits he collects. It is advisable that the patient invites other beings, all beings, to share the merits. Extending METTA or loving kindness to others, the patient himself is rewarded with METTA.

 

The illness may give a temporary discomfort, but the patient who understand the true nature of the disease, and know how to leave it alone, always triumph.

 

 

Kuhn Vasit, Bangkok, 2002

Khun Vasit

 

L'autore della lettera è Insegnante di meditazione Vipassana nella Tradizione di Sayagyi U Ba Khin. Questo redazionale uscì anche nel Febbraio 2004 sul numero VIII° di Buddismo Laico. Tradotta dall'Inglese dall'Ing.Maurizio Bergamini durante il decorso della sua malattia.

Ven.Achaan Chah

LA TRADIZIONE THAILANDESE DELLA FORESTA

rappresenta un ramo della tradizione buddhista Theravada. Il buddhismo Theravada, conosciuto anche come Scuola Buddhista Meridionale, è presente in tutta la Thailandia, in Birmania e Sri Lanka. La tradizione Theravada si basa sui discorsi trasmessi dal Canone Pali, una delle più antiche raccolte di manoscritti buddhisti. Theravada significa letteralmente "Via degli Anziani" e trae questo nome dalla sua stretta aderenza all'insegnamento originale e alle regole della vita monastica che il Buddha ha trasmesso. (continua)

AjahnChahita.doc

 

LA NOSTRA VERA CASA

 

Un discorso indirizzato a un’anziana discepola, all'avvicinarsi della sua morte …

 

Ora decidi nella tua mente di ascoltare con rispetto il Damma. Per tutto il tempo del mio discorso presta alle mie parole la stessa attenzione che riserveresti al Budda se fosse seduto lì, davanti a te. Chiudi gli occhi, mettiti comoda, rilassa la mente ed orientala verso un unico punto. Umilmente, permetti alla Triplice Gemma della saggezza, della verità e della purezza di abitare nel tuo cuore, come se fosse un modo di mostrare rispetto al Completamente Illuminato.

 

Oggi non ti ho portato nulla di materiale, non ho nulla da offrirti se non il Damma, gli insegnamenti del Budda. Ascoltami bene. Devi comprendere che perfino il Budda, con la sua gran quantità di meriti accumulati, non ha comunque potuto evitare la morte fisica. Quando arrivò alla vecchiaia, abbandonò il suo corpo, disfacendosi di questo pesante fardello terreno. Ora anche tu devi imparare ad essere soddisfatta dei molti anni nei quali hai dipeso dal tuo corpo. Dovresti sentire che sono stati abbastanza.

 

Potresti paragonare questa situazione agli oggetti domestici che hai posseduto da molti anni (tazze, piattini, piatti, ecc.). Quando li hai usati per la prima volta erano puliti e lucidi, ma dopo averli adoperati per così tanto tempo, hanno cominciato a consumarsi. Alcuni oggetti si sono già rotti, altri sono spariti e quelli rimasti si sono rovinati, non hanno una forma stabile ‑ è la loro natura essere così. Per il tuo corpo è lo stesso: ha continuato a cambiare fin dal primo giorno in cui sei nata, attraverso l'infanzia e la giovinezza, per arrivare alla vecchiaia. E' qualcosa che devi accettare. Il Budda ha detto che ogni stato (Sankhara) ‑ si tratti di condizioni interne o corporee ‑ è senza sé, la sua natura è quella del cambiamento. Contempla questa verità finché non la vedrai chiaramente.

 

Questo mucchietto di carne che è in declino è saccaDamma, la verità. La verità di questo corpo è saccaDamrna, e questo è l'immutabile insegnamento del Budda. Il Budda ci ha insegnato a guardare il corpo, a contemplarlo e a scendere a patti con la sua natura. Dobbiamo essere in grado di essere in pace con il nostro corpo, in qualsiasi stato esso sia. Il Budda ci ha insegnato che dobbiamo assicurarci che sia solo il corpo ad essere rinchiuso in prigione, e non lasciare che la mente sia imprigionata insieme a lui.

 

Ora che il tuo corpo inizia a declinare e a deteriorarsi con l'età, non opporre resistenza; ma non lasciare che la mente si deteriori con esso. Tieni la mente separata. Dai energia alla mente, comprendendo la verità di come stanno le cose. Il Budda ci ha insegnato che questa è la natura del corpo, e non può essere diversamente: da quando si nasce il corpo invecchia, si ammala e alla fine muore. Questa è una grande verità che ti sta davanti in questo momento. Guarda il tuo corpo con saggezza e comprendi questa verità.

 

Anche se la tua casa è inondata o distrutta dalle fiamme, qualunque sia il pericolo che la minaccia, fa in modo che riguardi solo la casa. Se c'è un'inondazione, non permettere che allaghi la tua mente. Se c'è un incendio, non lasciare che bruci il tuo cuore, lascia solo che la casa ‑ che è esterna a te ‑ sia allagata o bruciata. Permetti alla mente di lasciar andare i suoi attaccamenti. I tempi sono maturi.

 

Hai vissuto per molto tempo. I tuoi occhi hanno visto un sacco di forme e colori, le tue orecchie hanno ascoltato così tanti suoni, hai avuto tante esperienze. E questo è proprio ciò che esse erano, esperienze appunto. Hai assaggiato cibi deliziosi, e tutti i buoni sapori erano solo buoni sapori, niente di più. I sapori sgradevoli erano solo sapori sgradevoli, tutto qua. Se gli occhi vedono una bella forma, tutto finisce lì, per l'appunto una bella forma. E una brutta forma non è altro che una brutta forma. Se l'orecchio ascolta un suono melodioso, non è nulla più di ciò. Un suono stridulo, è soltanto un suono stridulo.

 

Il Budda ha detto che povero o ricco, giovane o vecchio, umano o animale, nessun essere al mondo si può mantenere in uno di questi stati per molto tempo: ogni cosa sperimenta mutamento e distacco. Questo è un dato della vita al quale non possiamo rimediare in alcun modo. Ma il Budda ha detto che ciò che possiamo fare è contemplare il corpo, e la mente, in modo da vederne la loro impersonalità, vedere che nessuno di essi è "me" o "mio". Essi posseggono una realtà puramente provvisoria. E' come questa casa: è tua solo nominalmente, non puoi portartela dietro da qualunque parte. E lo stesso è con la tua ricchezza, i tuoi averi e la tua famiglia: sono tuoi solo di nome, non appartengono effettivamente a te, appartengono alla natura.

 

Questa verità non si applica solo a te: ognuno si trova nella medesima situazione, persino il Budda ed i suoi discepoli illuminati. Erano diversi da noi solo per un aspetto, e cioè nell'accettare il modo in cui le cose andavano; vedevano che non ci poteva essere nessun altro modo.

 

Così il Budda ci ha insegnato a scandagliare ed esaminare questo corpo, dalla pianta dei piedi fino alla cima dei capelli, e poi giù nuovamente fino al piede. Diamo un'occhiata a questo corpo: che tipo di cose vedi? Vi è qualcosa di intrinsecamente pulito in esso? Puoi trovare qualche cosa di permanente? Il nostro intero corpo degenera costantemente ed il Budda ci ha insegnato a vedere che non appartiene a noi. E' naturale per il corpo essere in questo modo, perché tutti i fenomeni condizionati sono soggetti al cambiamento. E come potrebbe essere diversamente? Effettivamente non vi è nulla di sbagliato nel modo in cui il corpo è. Non è il corpo che causa sofferenza, è il modo di pensare sbagliato. Quando si vede la realtà in modo sbagliato, è ovvio che ci sia confusione.

 

E' come l'acqua di un fiume. Fluisce naturalmente giù per la pendenza, non al contrario, non è la sua natura. Se una persona andasse sulla riva di un fiume, e vedendo l'acqua che scorre rapidamente per il suo corso, stupidamente desiderasse che scorresse in senso inverso, questi soffrirebbe. Qualunque cosa faccia, questo modo errato di pensare non gli consentirebbe pace mentale. Sarebbe infelice a causa della sua visione errata, pensando contro corrente. Se avesse la giusta visione capirebbe che l'acqua deve inevitabilmente scorrere secondo la pendenza; e finché non comprende e accetta questo fatto, la persona sarebbe agitata e sconvolta.

 

Il fiume che deve scorrere lungo la pendenza è come il tuo corpo. Essendo stato giovane, il tuo corpo ora è invecchiato e sta dirigendosi verso la morte. Non desiderare che sia altrimenti, non è un qualcosa che sia in tuo potere cambiare. Il Budda ha detto di guardare come stanno le cose e poi lasciare andare il nostro attaccamento a loro.

 

Prendi questa sensazione di lasciar andare come il tuo rifugio. Continua a meditare anche se ti senti stanca ed esausta. Lascia che la tua mente vada di pari passo con il respiro. Respira profondamente e poi stabilizza la mente sul respiro usando il mantra "Buddho". Fallo diventate una pratica abituale. Più ti senti esausta e più sottile e focalizzata deve essere la tua concentrazione, in modo che tu possa fronteggiare eventuali sensazioni dolorose. Quando inizi a sentirti affaticata, allora ferma tutti i tuoi pensieri, raccogli la mente, rivolgila a riconoscere il respiro. Continua solo a tenere il ritmo interno. "Bud‑dho, Bud‑dho". Lascia andare tutto ciò che è esterno. Non continuare a pensare ai tuoi figli o ai tuoi familiari, non attaccarti a nessun tipo di cosa. Lascia andare. Lascia che la mente si concentri su un unico punto e lascia che la mente si rilassi e vada di pari passo con il respiro. Fa in modo che il respiro sia il solo oggetto di conoscenza. Concentrati finché la mente diventa sempre più sottile, finché i sentimenti siano insignificanti e vi sia una grande chiarezza e vigilanza interna. Se dovessero presentarsi sensazioni dolorose, se ne andranno da sole, gradualmente.

 

Alla fine guarderai al respiro come se fosse un parente che ti viene a trovare. Quando un parente se ne va, lo accompagniamo e lo salutiamo. Aspettiamo sulla soglia finché si è allontanato dalla vista e poi rientriamo in casa. Allo stesso modo osserviamo il respiro. Se il respiro è pesante, riconosciamo che è pesante e se è sottile riconosciamo che è sottile. Mentre diventa sempre più fine, continuiamo

a seguirlo, aprendo contemporaneamente la mente. Alla fine il respiro sparisce del tutto, e tutto ciò

che resta è la sensazione di consapevolezza. Questo si chiama incontrare il Budda. Abbiamo la chiara consapevolezza, chiamata "Buddho": colui che sa, colui che è consapevole, l'essere sfolgorante. E' incontrarsi e vivere con il Budda, con la conoscenza e la chiarezza. Perché è Stato solo il Budda storico, in came e ossa, che è entrato nel Parinibbana (*), Del vero Budda, quello che irradia la chiara conoscenza, ne possiamo fare esperienza; lo possiamo raggiungere anche oggi, e quando lo facciamo, il cuore è una cosa sola.

 

(*) Parinibbana: liberazione ultima e finale, che avviene con la morte del corpo fisico di un illuminato.

 

Così, lascia andare, deponi ogni cosa, eccetto la conoscenza. Non lasciarti sviare da visioni o suoni che si affacciano alla mente durante la meditazione. Lasciali andare tutti. Non prendere possesso di nulla. Rimani semplicemente con questa consapevolezza non‑duale. Non preoccupairti del passato o del futuro, rimani solo quieta, ferma, in silenzio e raggiungerai il posto dove non si avanza, non si retrocede, non si è fermi, dove non c'è nulla a cui aggrapparsi, a cui attaccarsi. Perché? Perché non c'è un self, non c'è un "io" o un "mio". Tutto se n'è andato. Il Budda ci ha insegnato a svuotarci di ogni cosa in questo modo, a non portare nulla con noi. Riconosci e, avendo riconosciuto, lascia andare.

 

La realizzazione del Damma, il sentiero verso la libertà nel circolo della vita e della morte, è un compito che dobbiamo compiere da soli. Per cui cerca di lasciar andare e di comprendere gli insegnamenti. Impegnati nella contemplazione di te. Non preoccuparti della tua famiglia. Per il momento sono come sono, in futuro saranno come te. Non vi è nessuno al mondo che possa sfuggire a questo destino. Il Budda ci ha detto di lasciar andare ogni cosa che manchi di una vera sostanza durevole. Se lasci andare le cose vedrai la verità, se non lo fai non la vedrai. Questo è come effettivamente stanno le cose ed è così per tutti al mondo. Perciò non ti preoccupare, non attaccarti a nulla.

 

Anche quando ti ritrovi a pensare "bé, va bene anche così", va bene purché pensi saggiamente. Non pensare in maniera stupida. Se pensi ai tuoi figli, pensa a loro in maniera saggia, non stupida. A qualunque cosa si rivolga la tua mente, pensa e riconosci quella cosa con saggezza, consapevole della sua natura. Se riconosci una cosa con saggezza, poi la puoi lasciare andare, e non c'è sofferenza. La mente è luminosa, gioiosa ed in pace e togliendosi dalle distrazioni è indivisa. Proprio ora, ciò a cui puoi chiedere aiuto e supporto è il tuo respiro.

 

Questo è il tuo compito, non quello di qualcun altro. Lascia che gli altri facciano il loro lavoro. Hai il tuo lavoro, la tua responsabilità e non devi assumerti anche quelli della tua famiglia. Non assumere nient'altro, lascia andare. Questo lasciare andare ti calmerà la mente. La tua unica responsabilità in questo momento è focalizzare la tua mente e portarla alla pace. Lascia tutto il resto agli altri. Forme, suoni, odori, sapori ‑ lascia che se ne occupino gli altri. Lasciati ogni cosa alle spalle e fai il tuo lavoro, porta a compimento la tua responsabilità. A qualunque cosa si presenti alla tua mente, sia paura del dolore, paura della morte, ansia per gli altri o per chissà che, devi dire: "Non disturbarmi. Non è più affar mio". Semplicemente continua a dirti questo quando vedi sorgere quei Damma.

 

A cosa si riferisce la parola "Damma"? Ogni cosa è il Damma. Non c'è nulla che non sia il Damma. E che cosa si intende per "mondo"? Il mondo è proprio lo stato mentale che ti agita in questo momento. "Che cosa farà questa persona? che cosa sta facendo quell'altra persona? Quando sarò morto chi baderà a loro? Come faranno?" Questo è per l'appunto "il mondo". Anche il semplice insorgere del pensiero della paura della morte o della sofferenza, questo è il mondo.

 

Gettalo via il mondo! II mondo è quello che è. Se tu gli permetti di irrompere nella mente e dominare la consapevolezza, allora la mente si oscura e non può vedere da sola. Perciò, qualunque cosa sorga nella tua mente, dì semplicemente: "Questo non è affar mio. E' impermanente, insoddisfacente, non ha un sé".

 

Pensare che ti piacerebbe continuare a vivere a lungo, ti fa soffrire. Ma sarebbe allo stesso modo fonte di sofferenza pensare che ti piacerebbe morire proprio ora o molto velocemente. Le condizioni non ci appartengono, seguono le loro leggi naturali. Non puoi far nulla circa il modo di essere del corpo. Lo puoi rendere un po' più grazioso, un po' più attraente e "pulirlo" per un pò ‑ come le ragazze che si dipingono le labbra e si fanno crescere le unghie ‑ ma quando arriva la vecchiaia siamo tutti sulla stessa barca. Questo è il modo di essere del corpo, non puoi fare diversamente. Ma quello che puoi migliorare e rendere bello è la mente.

 

Ognuno può costruirsi una casa di legno e mattoni, ma il Budda ci ha insegnato che quel tipo di casa non è la nostra vera casa, è solo nominalmente nostra. E' una casa nel mondo e segue le vie del mondo.

 

La nostra vera casa è la pace interiore. Una casa materiale esterna può essere certo graziosa, ma non è piena di pace. Comporta delle preoccupazioni e poi questa o quell'ansia, e altre ancora. Così noi diciamo che non è la nostra casa reale, è esterna a noi, prima o poi dovremo rinunciarvi. Non è un posto dove potremo vivere in modo permanente, perché non appartiene veramente a noi, è parte del mondo.

 

E il nostro corpo è lo stesso: lo consideriamo un sé, un "io", un "mio", ma nei fatti non è del tutto così, è un'altra casa terrena. Il corpo sta seguendo il suo corso naturale dalla nascita fino ad ora che è vecchio e malato, e tu non puoi impedirgli di fare ciò, è il modo in cui è. Desiderare che sia differente sarebbe stupido come desiderare che una papera sia una gallina. Quando ti accorgerai che ciò è impossibile ‑ che una papera deve essere una papera, che una gallina deve essere una gallina e che il corpo deve invecchiare e morire ‑ ne ricaverai forza ed energia. Per quanto tu possa desiderare che il corpo continui e duri a lungo, non può essere così:

 

Il Budda ha detto: "Anicca vata Sankhara Uppada vayadhammino Upajjhitva nirujjhanti Tesam vupasamo sukho" (*)

 

(*) "Tutte le cose condizionate sono transuenti, sorgere e finire è la loro natura, essendo sorte, finiranno, si calmeranno, finiranno ‑ felicità vera".

 

La parola "Sankhara" si riferisce al corpo e alla mente. I Sankhara sono impermanenti ed instabili. Essendo stati, spariranno, essendo sorti, passeranno ‑ eppure ognuno vorrebbe che fossero permanenti. Ciò è stupido. Osserviamo il respiro. Avendo inspirato, occorre espirare; è la natura del respiro, questo è come deve essere. inspirare ed espirare, devono andare alternati, si devono dare il cambio. Il Sankhara esiste attraverso il cambiamento, non lo puoi impedire. Prova a pensare: puoi espirare senza aver inspirato? Ti sembrerebbe un bene? O puoi solo inspirare? Noi desideriamo che le cose siano permanenti, ma questo non può essere, è impossibile. Dal momento in cui il respiro entra deve anche uscire, e quando è uscito deve rientrare ancora ‑ e ciò è naturale, non è vero? Per il fatto di essere naturali diventiamo vecchi e malati e poi moriamo, e ciò è assolutamente naturale e normale. E' perché i Sankhara hanno fatto il loro lavoro, è perché le inspirazioni ed espirazioni si alternano in questo modo che la razza umana esiste ancora.

 

Appena nasciamo, moriamo. Nascita e morte sono una cosa sola. E' come l'albero: se vi è una radice, vi devono essere anche i rami. Se vi sono dei rami vi deve essere anche una radice. Non si può avere una cosa senza l'altra. E' buffo vedere come la gente di fronte alla morte sia così afflitta e sconcertata, piangente e triste, e di fronte alla nascita felice e contenta. E' una delusione: nessuno lo ha mai osservato chiaramente, ma io penso che, se proprio si vuole piangere sarebbe meglio farlo quando nasce qualcuno. Perché effettivamente la nascita è morte, la morte è nascita, la radice è il ramo, e il ramo è la radice. Se proprio si deve piangere, piangiamo alla radice, piangiamo alla nascita. Guardiamo le cose più da vicino: se non ci fosse stata la nascita non ci sarebbe stata nessuna morte. Siamo in grado di capirlo?

 

Non pensare tanto. Pensa solo: "Questo è il modo in cui vanno le cose". Questo è il tuo lavoro, il tuo dovere. In questo momento nessuno può aiutarti, non c'è nulla che la tua famiglia o i tuoi averi possano fare per te. Tutto ciò che ti può aiutare in questo momento è solo una corretta consapevolezza. Perciò non esitare. Lascia andare. Butta via tutto.

 

Anche se non lasci andare le cose, in ogni caso tutto finirà per cessare. Non vedi come tutte le parti del tuo corpo cercano di andarsene? Prendi per esempio i capelli: quando eri giovane erano tanti e neri. Ora stanno cadendo, ti stanno lasciando. I tuoi occhi erano forti e buoni e ora sono deboli e la tua vista è incerta. Quando gli organi ne hanno abbastanza, ti lasciano, questa non è la loro casa. Quando eri bambina i tuoi denti erano sani e fermi; ora sono vacillanti, magari ne hai anche di finti. Gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, tutto cerca di lasciarti, perché non sei la loro casa. Non puoi fare una casa permanente in un Sankhara, ci puoi stare per un pò e poi bisogna che te ne vada. Come un inquilino che guarda la sua casa con occhi annebbiati. I denti non sono buoni, così non sono buone le orecchie, il corpo non è in buona salute, ogni cosa se ne sta andando.

 

Perciò non occorre che ti preoccupi, questa non è la tua vera casa, è solo un rifugio temporaneo. Dal momento in cui sei venuta in questo mondo, devi contemplarne la natura. Ogni cosa che esiste si prepara a scomparire. Guarda il tuo corpo. Vi è ancora qualcosa nella sua forma originale? La tua pelle è oggi come era ieri? I capelli? Non sono gli stessi. Dove sono andate tutte le cose precedenti? Questa è la natura, il modo in cui le cose sono. Quando il tempo è scaduto, le condizioni vanno per la loro strada. Questo mondo non è qualcosa su cui contare ‑ è un'eterna ruota di disturbi e preoccupazioni, di piacere e di sofferenza. Non c'è pace.

 

Quando non abbiamo una vera casa siamo come un viaggiatore senza meta, fuori strada, che va un pò da una parte e poi dall'altra, fermandosi per un pò e poi rimettendosi in cammino. Finché non torneremo alla vera casa ci sentiremo a disagio, qualunque cosa faremo, proprio come uno che lascia il suo paese per mettersi in viaggio. Solo quando tornerà nuovamente a casa si potrà effettivamente rilassare e sentirsi a proprio agio.

 

In nessun posto al mondo si può trovare un'effettiva pace. I poveri non hanno la pace, né tanto meno i ricchi. Gli adulti non la trovano, ma neppure i bambini; gli ignoranti non ce l'hanno, ma neanche i colti. Non c'è pace in nessun luogo. Questa è la natura del mondo.

 

Quelli che poco possiedono soffrono, ma soffrono anche quelli che molto posseggono. Bambini, adulti, anziani... tutti soffrono. La sofferenza di essere anziani, la sofferenza di essere giovani, la sofferenza di essere ricchi, e la sofferenza di essere poveri: è tutto niente altro che sofferenza.

 

Se contempli le cose in questo modo, vedrai Anicca, la non‑permanenza, e Dukka, la insoddisfazione. Come mai le cose sono impermanenti e insoddisfacenti? Perché sono Anatta, senza sé.

 

Il tuo corpo che giace malato e dolorante, come pure la tua mente che è conscia della malattia e del dolore, sono chiamati Damma. Ciò che non ha una forma ‑ i pensieri, i sentimenti, le percezioni sono chiamate namaDamma. Ciò che è accompagnato da dolore e pena viene chiamato rupaDamma­.

 

Il materiale è Damma, ma anche l'immateriale è Damma. Viviamo con il Damma, nel Damma, siamo Damma. Nella verità non si può in alcun modo trovare il sé, vi è solo Damma che continuamente sorge e finisce, come è nella sua natura. In ogni momento siamo nella nascita e nella morte. Questo è il modo in cui vanno le cose.

 

Quando pensiamo al Budda, come ha parlato nella verità, sentiamo quanto sia degno di saluto, reverenza e rispetto. Ogni qualvolta scorgiamo la verità di qualcosa, ne vediamo i suoi insegnamenti, anche se in effetti non abbiamo mai praticato il Damma. Ma anche se conosciamo i suoi insegnamenti, se li abbiamo studiati e praticati, e tuttavia ancora non abbiamo visto la loro verità, allora siamo sempre senza casa.

 

Dunque, cerca di capire questo punto: che tutta la gente, tutte le creature debbono finire. Quando gli esseri sono vissuti per il loro giusto tempo, allora è ora di andarsene. Il ricco, il povero, il giovane, il vecchio, tutti gli esseri sperimentano questo cambiamento.

 

Quando capirai che questo è il modo in cui va il mondo, ti accorgerai che è un posto faticoso. Quando capisci che non vi è nulla di stabile o sostanziale su cui puoi contare, ti sentirai delusa e disincantata.

 

Essere disincantata non significa che tu sei maldisposta, anzi. La mente è chiara. Vede che non vi è nulla da fare per rimediare a questo stato di cose; è soltanto il modo in cui il mondo è. Conoscendo questo modo, puoi lasciare i tuoi attaccamenti, lasciare andare la mente, che non è né felice né triste, ma in pace con i Sankhara perché vede con saggezza la loro natura mutevole.

 

Anicca vata Sankhara ‑ tutti i Sankhara sono impermanenti. Per dirla semplicemente, l'impermanenza è il Budda. Se vediamo in tutta chiarezza un fenomeno di impermanenza, vediamo che è permanente, permanente nel senso che il suo essere soggetto al cambiamento è immutabile. Questa è la permanenza che posseggono gli esseri viventi. Vi è una trasformazione continua, dall'infanzia, attraverso la giovinezza, fino alla vecchiaia, e questa impermanenza, questa natura mutevole è permanente e fissa. Se la vedi così, il tuo cuore sarà a suo agio. Non devi passare soltanto tu per questa impermanenza, ci devono passare tutti.

 

Se consideri le cose così, le vedrai come faticose, e nascerà il disincanto. Sparirà la voglia di vivere nel mondo dei sensi e dei piaceri. Ti renderai conto che se hai molte cose, molte devi lasciarle; se ne hai poche, poche devi lasciarne. La ricchezza è semplicemente ricchezza, la vita lunga è solo vita lunga, non vi è niente di speciale.

 

Ciò che è importante è che noi dovremmo fare come ci ha insegnato il Budda e costruirci la nostra casa, costruirla con il metodo che ti ho spiegato. Costruisci la tua casa. Lascia andare. Lascia andare finchè la mente raggiunge la pace che è libera dall'andare avanti, libera dal retrocedere, e libera dallo stare ferma. Il piacere non è la tua casa, il dolore non è la tua casa. Sia il piacere che il dolore cessano e se ne vanno.

 

Il Grande Insegnante vide che tutti i Sankhara sono impermanenti e così ci ha insegnato a lasciare andare il nostro attaccamento ad essi. Quando arriviamo alla fine della nostra vita, non abbiamo comunque nessuna scelta; non potremo portare niente con noi. Così, non sarebbe meglio mettere le cose da parte prima? Sono soltanto un pesante fardello da portarci in giro, perché non scaricare questo fardello adesso? Perché preoccuparci di portarlo in giro? Lascia andare, rilassati, e lascia che la tua famiglia si occupi di te.

 

Coloro che si occupano del malato crescono in bontà e virtù. Uno che è ammalato e che può dare agli altri questa opportunità non deve render loro difficile la vita. Se vi è dolore, o qualche problema, o altro, fateglielo sapere e tenete la mente in uno stato sano. Uno che accudisce i genitori­ dovrebbe riempire la mente di calore e gentilezza, non essere preso da malumori. Questo è il tempo in cui si può riparare il debito che devi a loro. Dalla nascita, per tutta l'infanzia, sei cresciuta e sei stata dipendente dai tuoi genitori. Se sei qui oggi è perché mamma e papà ti hanno aiutato in tanti modi. Hai verso di loro un incredibile debito di gratitudine.

 

Così oggi, tutti voi figli e parenti riuniti qui, potete vedere come i vostri genitori diventano i vostri figli. Prima eravate voi ad essere i loro bambini; ora essi lo diventano. Stanno diventando vecchi, per ritornare ancora bambini. La memoria se ne va, i loro occhi non vedono così bene e le loro orecchie non sentono; qualche volta si ingarbugliano con le parole. Non lasciate che ciò vi sconvolga. Anche tutti voi che accudite gli ammalati dovete sapere come lasciar andare. Non attaccatevi alle cose, solo lasciatele andare per il loro verso. Quando un bambino piccolo disobbedisce, talvolta i genitori lo lasciando andare per il suo verso, per amor di pace, per farlo felice. Ora i vostri genitori sono come quel bambino. La loro memoria e le loro percezioni sono confuse. Qualche volte farfugliano il tuo nome, o se chiedete loro di portarvi una tazza vi portano un piatto. E' normale, non ne siate sconvolti.

 

Fate in modo che le persone che accudite ricordino la gentilezza di quelli che li curano e sopportate pazientemente i sentimenti dolorosi. Esercitati mentalmente, non lasciare che la mente diventi divisa e agitata, e non rendere le cose difficili a chi ti sta curando. Fa in modo che chi bada a te riempia la mente di virtù e gentilezza. Non siate contrari al lato poco attraente del lavoro, di pulir loro il muco, o l'urina e le feci. Fai del tuo meglio. Ognuno in famiglia cerchi di dare una mano.

 

Questi sono gli unici genitori che hai. Ti hanno dato la vita, sono stati i tuoi maestri, i tuoi infermieri e i tuoi dottori, sono stati tutto per te. L'averti cresciuto, insegnato, condiviso con te la ricchezza e fatto di te i loro eredi, queste sono le grandi virtù dei genitori. Perciò il Budda ha insegnato le virtù del katannu e katavedi, conoscendo il nostro debito di gratitudine e cercando di ripagarlo. Questi due Damma sono complementari. Se i tuoi genitori hanno bisogno, se non stanno bene o sono in difficoltà, fate del tuo meglio per aiutarli. Questo è katannu‑katavedi, è una virtù che sostiene il mondo. Impedisce alle famiglie di disfarsi, le rende stabili e armoniose.

 

Oggi ti ho portato come regalo il Damma in questo momento di malattia. Non ho nulla di materiale da offrirti ‑ per quanto mi sembra che ci sia già tutto in questa casa ‑ e così ti ho dato il Damma, qualcosa che ha un valore durevole, qualcosa che non potrai mai esaurire. Avendolo da me ricevuto, lo potrai passare a tanti altri, come vorrai, e non finirà. Questa è la natura della verità. Sono felice di essere stato in grado di darti questo regalo del Damma, e spero che ti dia la forza di trattare con il tuo dolore.

 

Ajahn Chah

<< Audio >>

PER ISCRIVERSI A UN RITIRO

Compilare e inviare il modulo

nella pagina: Registrazione ai Corsi

PER SCRIVERE UN MESSAGGIO

vipassana@momentum-vitae.it

PER TELEFONARE

+393294961705

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© www.momentum-vitae.it - Viale Carlo Zavagli 95 - 47921 Rimini