ANICCA VATA SANKHARA
ANICCA VATA SANKHARA

Buddhadasa, Suzuki e Krishnamurti

Achan Buddhadasa

Un mese nella foresta

 

Quando ritornai a Bangkok decisi di cercare il venerabile Bikkhu Buddhadasa e presentargli il mio problema. Avevo sentito parlare molto di questo uomo insigne che era a capo della chiesa Buddista in Thailandia. Sembravano esserci due aspetti che esprimevano la sua vocazione: non solo egli era un eminente sacerdote Buddista Thailandese, membro altamente rispettato dell’istituzione ed esponente del Buddismo ortodosso, ma era anche uno strenuo difensore del “Buddismo puro” e faceva di tutto per insegnare i concetti originali non adulterati del pensiero Buddista a coloro che ricorrevano a lui come guida personale. Non sto affatto implicitamente criticando il Buddhadasa Bikkhu per il suo “duplice” modo di condurre la vita religiosa del suo gregge. I sermoni convenzionali che teneva erano basati sui bisogni e sulle credenze tradizionali della popolazione e non davano spazio a nient’altro. Quasi tutte le religioni del mondo oggi soffrono della stessa inibizione - il bisogno del pubblico di una versione popolare della religione originaria.

 

Sebbene avessi letto gli estratti pubblicati delle conferenze e dei sermoni del Buddhadasa Bikkhu sulla convenzionale dottrina Theravada e li avessi considerati delle esposizioni abbastanza comuni, sapevo che c’era di più sia nel Buddismo che in Buddhadasa Bikkhu. Perciò fu con molto ottimismo che mi organizzai per andarlo a trovare. Il Buddhadasa Bikkhu - Buddhadasa significa servo di Buddha e Bikkhu letteralmente significa mendicante ma è il titolo che si dà a un monaco - aveva fondato un monastero nella foresta nella Thailandia del Sud, vicino alla cittadina di Chaiya, nel distretto di Surat Thani, l’area in cui si ritiene che il Buddismo sia stato introdotto in Thailandia.

 

estratto da "La Mente Tranquilla" di John Coleman - ed.italiana

Suzuki (ph. La Mente Tranquilla)

Con Suzuki in Giappone

 

Il dottor Suzuki spiegò che il fine dello Zen era l’illuminazione o satori, cioè una immediata,

non riflessa, visione profonda della realtà,senza razionalizzazione o intellettualizzazione, il rapportarsi con l’Universo. “Questa nuova esperienza è simile alla comprensione innocente di un bambino, che è pre-intellettuale, immediata, ma su un differente livello”, disse. “Il livello del pieno sviluppo della ragione umana, della sua individualità e oggettività. Mentre l’esperienza unitaria del bambino viene prima della esperienza della dualità, nell’illuminazione viene dopo”. “Il fine, disse, implica l’eliminazione dell’avidità in tutte le sue forme, sia della fama che del possesso che dell’affetto. Bisogna essere una autorità per se stessi e non sottomettersi o cercare la comprensione degli altri. La liberazione deve venire proprio dove ci troviamo”. “Un uomo di affari vive la sua vita con sveglia consapevolezza. Se non ci riesce non sarà un uomo di affari di successo. Le nostre vere nature sono sempre al lavoro ma non ce ne rendiamo conto; concentrati come siamo sul successo, la ricchezza, il prestigio, la superiorità intellettuale.

 

Dobbiamo svuotare le nostre menti per liberarle dai falsi valori e sperimentare direttamente il nostro vero essere”. Il dottor Suzuki sottolineò come il fine della psicanalisi fosse di rendere conscio l’inconscio o di rimpiazzare l’id con l’ego, quello che invece distingueva lo Zendalle altre religioni o filosofie era la qualità dell’essere coinvolto senza essere coinvolto, lo stato di attaccamento, tuttavia senza attaccamento. “Il finito è infinito, l’infinito è finito. Quando si capisce questo si capisce lo Zen”. Il dottor Suzuki rilevò come, nella vita, la conoscenza razionale giocasse un ruolo importante e la scienza avesse largamente contribuito al benessere dell’uomo ottundendo tuttavia le sue facoltà intuitiva.

 

estratto da "La Mente Tranquilla" di John Coleman - ed.italiana

Krishnamurti (ph.La Mente Tranquilla)

Quando mi capitò di leggere Jiddu Krishnamurti (La Prima ed Ultima Libertà - ed.Ubaldini) la prima volta, ero ancora a digiuno di meditazione ma non di conflitti legati all’esistenza, e mi affascinò quell’uomo che raccontava di libertà dal passato, dal futuro, dalle culture, dalle religioni e dai valori riconosciuti … Poteva la parola di Krishnamurti essere una provocazione fuori dal tempo e dalle convenzioni, una provocazione che avviene soltanto in silenzio e in questo momento? ... m.a.

 

Il cuore degli insegnamenti di Krishnamurti è contenuto nell’affermazione che fece nel 1929 quando disse: “La verità è una terra senza cammino, non ci si arriva attraverso alcuna organizzazione, alcun credo, dogma, sacerdote o rituale, né alcuna conoscenza filosofica o tecnica psicologica. Si trova attraverso lo specchio delle relazioni, la comprensione dei contenuti della mente, l’osservazione e non l’analisi intellettuale o la dissezione introspettiva. L’uomo ha costruito dentro di sè immagini con la funzione di steccati di sicurezza, religiosa, politica, personale. Queste si manifestano come simboli, idee, credi, il peso di queste immagini domina il pensiero dell’uomo, le sue relazioni e la sua vita giornaliera. Queste immagini sono la causa dei nostri problemi perché dividono gli uomini uno dall’altro. La percezione della vita è informata dai concetti già fissati nella mente. Il contenuto della coscienza è l’intera esistenza. Questo contenuto è comune a tutta l’umanità. L’individualità è il nome, la forma e la cultura superficiale che si acquisisce dalla tradizione e dall’ambiente. L’unicità dell’uomo dipende dal liberarsi completamente, non superficialmente, dai contenuti della sua coscienza che è comune a tutta l’umanità. Pertanto non è un individuo. La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta. L’uomo crede di essere libero perché può scegliere. La libertà è l’osservazione pura senza direzione alcuna, senza paura di punizione o ricompensa. La libertà non ha motivazione, la libertà non si trova alla fine dell’evoluzione dell’uomo ma nel primo passo della sua esistenza. Quando uno osserva, comincia a capire l’assenza di libertà. La libertà si trova nella consapevolezza non scelta dell’esistenza e delle attività quotidiane. Il pensiero è tempo. Il pensiero nasce dall’esperienza e dalla conoscenza che sono inseparabili dal tempo e dal passato. Il tempo è il nemico psicologico dell’uomo. Le nostre azioni si basano sulla conoscenza e perciò sul tempo, così l’uomo è sempre schiavo del passato. Il pensiero è sempre limitato e così viviamo in costante conflitto e lotta. Non c’è alcuna evoluzione psicologica. Quando si diventa coscienti dei movimenti dei propri pensieri, si noterà la divisione tra il pensatore e il pensiero, l’osservatore e l’osservato, lo sperimentatore e l’esperienza. Si scoprirà che questa divisione è un’illusione. Allora non rimane che pura osservazione, che è visione profonda senza alcuna ombra del passato o del tempo. Questa visione profonda senza tempo porta con sè un radicale mutamento della mente. La totale negazione è l’essenza del positivo. Quando c’è negazione di tutto ciò che il pensiero ha creato a livello psicologico, solo allora c’è amore, che è compassione e intelligenza”.

 

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